martedì 5 aprile 2016

CARPINI E CARPINATE di Giorgio Buizza


I CARPINI
 

Precisiamo innanzitutto di cosa si tratta: nei nostri giardini e nei nostri boschi sono presenti due specie che volgarmente vengono trattate con lo stesso nome: il Carpino bianco (Carpinus betulus) e il Carpino nero (Ostrya carpinifolia). Entrambi fanno parte della famiglia delle Corylacee, ma appartengono a due generi diversi: il genere Carpinus e il genere Ostrya.
Morfologicamente si assomigliano parecchio, soprattutto per quanto riguarda le foglie, ma ci sono altri particolari che possono consentire facilmente il riconoscimento.
Il C. bianco ha la corteccia liscia, di colore grigio cinerino e il fusto solitamente costoluto cioè la circonferenza del fusto non è proprio circolare come nella maggior parte degli alberi, ma irregolare appunto con delle costole che si riconoscono in modo evidente guardando la parte basale del fusto in alberi adulti.
Ha un accrescimento del fusto molto lento, il legno è molto duro ed ha un potere calorico eccellente.
Il C. nero ha la corteccia di colore grigio scuro, liscia in gioventù, squamosa in alberi adulti) e solitamente senza costole esterne. Cresce più rapidamente e viene solitamente governato a ceduo.
Quello che distingue le due specie è l’ambiente naturale di sviluppo: il C. bianco è una specie componente dei boschi di pianura dato che cresce e prospera all’ombra delle grandi querce, degli olmi, dei tigli; richiede un terreno abbastanza profondo e fertile, tendenzialmente umido e fresco. Mal sopporta il terreno calcareo.
Il C. nero prospera sui versanti assolati, si adatta anche a coprire pendici che dispongono di uno strato di terreno superficiale, si associa spesso con l’orniello e la roverella, si adatta anche ai suoli calcarei.
Le due specie di carpino non si escludono a vicenda perché hanno una buona adattabilità, ma nell’ambiente ideale le differenze si esaltano e a seconda delle caratteristiche di suolo e di temperatura, perciò difficilmente si ritrovano insieme grandi alberi di entrambi le specie.
Le differenze più evidenti si colgono al momento della fioritura (aprile-maggio) ma soprattutto della fruttificazione: nel C. bianco i fiori, sia maschili che femminili, sono raggruppati in amenti penduli che originano un’infruttescenza anch’essa pendula che raggruppa i semi (acheni) protetti da ampie brattee papiracee a sagoma triloba, con il lembo centrale lungo tre volte quelli laterali. Anche nel C. nero i fiori maschili e femminili sono raggruppati in amenti penduli da cui si originano però delle infruttescenze simili a quelle del luppolo composte da acheni protetti da una brattea erbacea saldata ai margini a forma di sacco lunga 1-2 cm di colore bianco giallognolo che a maturità diventa membranaceo e di colore rossiccio. 


 
Il carpino bianco





Il carpino nero
IL CARPINO BIANCO
 

La specie che più ci interessa in questo momento, dato che desideriamo approfondire il tema delle carpinate, è il Carpino bianco che, da tempo immemorabile, viene utilizzato per la formazione di siepi regolari, quinte verdi, recinzioni vegetali e grandi pareti verdi.
Per sua costituzione genetica il carpino bianco presenta un carattere fondamentale per quest’uso, cioè dispone, prevalentemente nei tessuti giovani, ma anche nei rami già lignificati, di numerose gemme dormienti, cioè gemme nascoste e indifferenziate che nei momenti di necessità si risvegliano e germogliano.
Si dice che una specie reagisce bene alla potatura quando dopo una potatura il risveglio vegetativo è celere e si formano numerosi nuovi getti in prossimità del taglio o nelle vicinanze. E’ il caso del carpino bianco.
Proprio in forza di questa caratteristica il carpino si adatta ad essere sagomato secondo le regole e le forme imposte dal giardiniere (questa manipolazione va sotto il nome di ars topiaria).
Nel giardino rinascimentale (giardino all’italiana) le specie più utilizzate per la formazione di arazzi verdi, siepi, labirinti, pareti verticali erano il bosso, l’alloro, il cipresso, tendenzialmente specie sempreverdi, a foglia persistente. Per le sue caratteristiche e dimensioni il bosso (Buxus sempervirense e sue varietà) è quello più impiegato per la formazione di siepi geometriche di piccole e medie dimesioni.
Il carpino pur essendo una specie spogliante, è stato impiegato con successo nelle aree a clima più freddo, soprattutto per siepi di grandi dimensioni, pareti verdi, gallerie verdi, berceaux e simili. Anche nella stagione invernale mantiene le foglie disseccate perciò l’effetto di barriere vegetale permane anche nella stagione in cui altre specie sono completamente spoglie. Solo gli sprovveduti pensano che le piante stiano morendo o siano già morte. Il carpino bianco mantiene sulla chioma, una discreta parte delle foglie appassite la cui caduta avverrà nella primavera successiva, poco prima della emissione della nuova vegetazione.
Mentre nelle piante a crescita libera la chioma primaverile, contemporaneamente alla emissione delle foglie, si riempie di amenti penduli che vivacizzano la chioma con tonalità di colore delicate, nelle piante costrette in forma obbligata e costantemente assoggettate a potatura le gemme a fiore non si formano e quindi non si può godere dello spettacolo della fioritura.
Per la formazione di queste architetture verdi si parte di solito da pianticelle di piccola dimensione piantate piuttosto fitte che vengono allevate con grande cura consistente soprattutto nelle ripetute potature (2/3/4 per ogni stagione) finalizzate a guidare lo sviluppo verso le forme desiderate.
Per formare cespugli globosi si può iniziare anche con pianticelle ramificate fin dal basso che tendono a crescere anche in larghezza oltre che in altezza.


IL CARPINO BIANCO E LA CACCIA
 

I roccoli di caccia erano tradizionalmente dotati di uno spazio alberato creato ad arte in prossimità della torre (il roccolo) in cui sostava il roccolatore. Per le loro origini questi impianti verdi sono chiamati “bresciane” e sono formati da due pareti verdi concentriche disposte in circolo o a pianta di ovale, formate da carpini allevati e potati e condotti a formare le pareti verdi su cui vengono disposte le reti per la cattura degli uccelli.
Al centro dello spazio circolare od ovale vengono piantati alberi da pastura, ricchi di bacche colorate, di frutti appetibili dagli uccelli, che vengono richiamati anche utilizzando i richiami (vivi o artificiali).
Nel momento in cui il roccolatore ritiene di aver richiamato un numero sufficiente di uccelletti dalla torre del roccolo lancia gli “spaventi”, sagome di legno o di vimini intrecciati, per simulare l’arrivo di un rapace. Gli uccelletti intenti a beccare, spaventati, prendono il volo nelle varie direzioni e restano intrappolati dalle reti distese tra i carpini.
La cura dei carpini è quindi essenziale per la funzionalità del roccolo e devono essere dedicate molte ore di lavoro per fare in modo che la carpinata raggiungala sua piena funzionalità che deve allo stesso tempo nascondere i movimenti del roccolatore che si sposta nel tunnel naturale formato dalle fronde, e lasciare le aperture giuste per la stesa delle reti e per far volare gli uccelli verso l’esterno, finendo nella rete.
Esistono ancora alcuni roccoli funzionanti, ma le catture sono oggi finalizzate agli studi scientifici, ai censimenti, ai controlli dei numeri di popolamento; gli uccelli vengono ancora catturati con le reti, ma immediatamente liberati, dopo averne riconosciuto la provenienza (per quelli già inanellati) oppure dopo aver provveduto all’inanellamento.


Lecco – rotonda all’inizio di viale Valsugana in prossimità della sede della ditta Fiocchi Munizioni.
Per analogia con l’attività della caccia nell’aiuola è stato riproposto, a scopo pubblicitario, un roccolo formato da una struttura esterna di carpino bianco. All’interno alcuni alberi di richiamo (sorbo degli uccellatori – Sorbus aucuparia- biancospino - crataegus monogyna - e altri fruttiferi - meli e peri selvatici, sambuco, ecc. Si precisa che nella cattura al roccolo gli uccelli venivano catturati con i richiami e con le reti ma senza uso delle armi.


LE SIEPI ORNAMENTALI
 

Il Carpino si adatta ad assumere le forme imposte dai giardinieri ma per le architetture più ardite (le volte, le gallerie) deve essere accompagnato e guidato, almeno inizialmente da sostegni rigidi (archetti di ferro, palerie inchiodate) su cui i germogli del carpino vengono legati quando sono teneri e flessibili in modo che lignificando mantengano poi la sagoma assegnata.
In questo modo, poco alla volta, potando accuratamente e frequentemente si riescono a formale le pareti, le volte, gli archi, i berceaux. Una volta raggiunta la consistenza e la rigidità prevista i fusti del carpino si conservano eseguendo le potature ed eliminando i germogli che si sviluppano nella direzione indesiderata.
Si potrebbe pensare che una volta raggiunta la sagoma voluta i problemi siano risolti, ma non è così.
La pianta (di qualunque specie) ripetutamente potata esaurisce prima il proprio vigore vegetativo perché ad ogni sottrazione di chioma deve impegnare energie per risvegliare nuove gemme, per originare nuovi germogli, nuove foglie e nuovi rametti. I carpini delle carpinate vanno quindi soggetti ad invecchiamento precoce; se in natura, in bosco, un carpino a crescita libera, in condizioni ambientali idonee può campare anche 200 anni, un carpino ripetutamente potato e costretto in forma obbligata esaurisce le proprie energie nel volgere di qualche decennio (30 - 40 anni) poi muore e deve essere sostituito altrimenti nello spazio prima occupato dalle fronde si forma un vuoto, un fallanza, che compromette l’integrità della siepe o del roccolo.
Altro fattore di cui è necessario tenere conto è la capacità di emissione di nuovi germogli che diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età. In sostanza sono solo le parti giovani del fusto (i rametti terminali, ricchi di gemme) che sono in grado di rivegetare. Più i fusti invecchiano e minore sarà la risposta della pianta alla sollecitazione del potatore.
Per questo motivo se si lascia invecchiare e ingrandire oltre misura una siepe o una carpinata a galleria non sarà facile riportarla alla dimensione originaria perché si dovranno effettuare tagli su rami vecchi e grossi i quali in buona parte non saranno in grado di rivegetare.
Ovviamente anche le siepi e le carpinate importanti trovano gran beneficio dalle irrigazioni nelle stagione estiva (si rammenta che il carpino è specie da mezz’ombra, e prospera all’ombra di alberi più grandi) e dovendo far fronte alla continua perdita di foglie e rametti trova giovamento se gli viene fornito la giusta nutrizione con qualche concime di sintesi o organico.



 
Olgiate Calco – Villa Sommi Picenardi - Carpinate laterali ondulate allungano la prospettiva attorno al labirinto di bosso


 
Potsdam (Berlino)


Bamberga - Palazzo dei Vescovi



 
Bamberga - Palazzo dei Vescovi


 
Heremitage



 
Verderio - La siepe di carpini ai lati del viale che porta a Cascina Bergamina


 Giorgio Buizza







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